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Dal "Notiziario del Settore Tecnico"
La tecnica
applicata come presupposto del gioco collettivo
di
Antonio Acconcia
|
FASE
DI POSSESSO Non
senza tema di smentite, si potrebbe asserire che il Dribbling è il
calcio, quello vero. E non a caso, del resto già nel 1700 in
Inghilterra, il giuoco del calcio, allora praticato nei colleges,
veniva chiamato col nome di "Dribbling Game". Ma torniamo al dribbling: questo
elemento di tecnica applicata, pur essendo un comportamento puramente
individuale, riveste nel contesto collettivo a livello tattico, un
aspetto determinante, in quanto col dribbling si può acquisire superiorità
numerica, e non solo, il Dribbling può anche essere
considerato una valida contromossa al Pressing avversario in
particolare a quello difensivo. Il dribbling è un'azione
Psico-Fisico-Tecnica del calciatore, compiuta col preciso obbiettivo
di superare uno o più avversari mantenendo il possesso di palla. I fattori che determinano quindi la
predisposizione del calciatore a questo tipo di azione sono
molteplici:Tecnici-Coordinativii-Condizionali,
e
non ultima la Personalità dell'individuo.La Personalità
dell'individuo è un fattore importante e pluri-composito: le QUALITÀ
PSICOLOGICHE ricoprono un ruolo fondamentale, il calciatore
intelligente, capisce quando e dove effettuare il dribbling. Ad esempio, durante un'azione di
Pressing ultraoffensivo avversario, a ridosso della zona pericolosa,
sarebbe molto rischioso effettuare il dribbling, potrebbe essere più
opportuno optare per un lancio con l'intento di scavalcare la zona del
Pressing. E' invece più consigliabile effettuare il dribbling in fase
di finalizzazione, anche come contromossa al Pressing difensivo. Il
"dribblatore" deve possedere equilibrio emotivo, e
fiducia in se stesso, deve cioè essere conscio delle
proprie possibilità senza però sopravvalutarsi. Deve sapersi prendere delle responsabilità
sapendo a cosa si espone, sia in senso positivo che in senso negativo.
A tal proposito nei bimbi, con la dovuta progressività metodologica,
sarà opportuno curare il dribbling partendo dal gesto fine a se
stesso, anche attraverso l'uso di conetti ed evidenziatori, fino a
giungere all'applicazione nella situazione di gioco, il tutto con
spazi e tempi rapportati alle qualità e alle caratteristiche del
bimbo. E comunque è fondamentale
incentivare già nelle"prime fasce", là dove ce ne fosse
necessità, questo elemento di tecnica applicata, tenendo presente
che la fantasia e la creatività del bimbo non deve essere
"ingabbiata". Come già abbiamo accennato in
precedenza, il dribbling viene usato più frequentemente in fase di
finalizzazione, oppure in situazioni di difficoltà, quando cioè il
portatore di palla non ha alternative di passaggio.
Fig. 1 In
un contesto situazionale, sarà opportuno, dato anche l'aspetto
estremamente personale del dribbling, dare solo alcuni
"input" al dribblatore: • Conoscenza del " lato debole"
dell'avversario • Nel puntare il difensore, l'attaccante deve cercare
di acquisire più velocità possibile, senza peraltro pregiudicare il
controllo della palla. • Se il difensore si trova in posizione di
"divaricata laterale", l'attaccante deve costringerlo con
delle finte a mantenere un equilibrio precario e saltarlo così
dalla parte dove è rimasto sbilanciato. • Se il difensore assume una posizione "antero -
posteriore", l'attaccante deve saltarlo sul piede più avanzato,
nel momento in cui questi lo poggia a terra in modo da coglierlo
" sbilanciato e in controtempo ". • Deve mantenere possibilmente la copertura della
palla. • Non deve farsi portare verso zone esterne lontano
dalla porta.
Fig.
2 - 7>7 nel rettangolo. Il difensore (D) in possesso di palla effettua un
"lancio " verso (A) che stoppa la palla e la guida cercando
di acquisire velocità. Nel momento in cui oltrepassa la linea
compresa fra i conetti (e ed f), il difensore (D) parte e lo
aggredisce. (A) dovrà cercare di superare (D) passando all'interno
dei due conetti (x ed y) calciando in porta dall'interno del
rettangolo evidenziato (le cui dimensioni potranno essere
progressivamente ridotte, per migliorare la velocità istantanea nel
tiro in porta) (D) temporeggiando quando puntato da (A) non potrà
oltrepassare la linea compresa fra i conetti (x ed y).
Fig. 3 -1>1 all'intemo del quadrato. (C) gioca la palla ad uno dei due giocatori (A o B), chi riceve la palla diventa attaccante e punta l'altro diventato difensore che va a posizionarsi sulla linea palla-porta. La finta
è parte integrante del dribbling. E' un movimento d'inganno, la cui
caratteristica più importante è la verosimiglianza. Le capacità coordinative che
possono intervenire durante l'esecuzione del dribbling sono
molteplici, eccone alcune: -
Capacità di Differenziazione: E' la capacità di gradualizzare in
modo preciso la forza da impiegare nella guida della palla. -
Capacità di Reazione: E' la capacità di reagire il più
rapidamente possibile ad un segnale, magari dopo aver effettuato una
finta, e aver notato lo sbilanciamento dell'avversario, anticipando il
suo intervento. -
Capacità di Equilibrio: E' la capacità di mantenere il
proprio corpo in condizioni ideali di appoggio al terreno, soprattutto
da un punto di vista dinamico. -
Capacità di Combinazione o Accoppiamento: E'
la capacità di coordinare più gesti nella stessa azione (ad es: finta e guida della palla). -
Capacità di Adattamento e Trasformazione: E' la capacità del dribblatore di
rispondere istantaneamente allo sbilanciamento dell'avversario, dopo
aver eseguito una finta, con l'immediata esecuzione di una azione
intenzionale (ad es: la guida della palla). Determinanti nel Dribbling sono
anche capacità condizionali come Velocità e Forza. Soprattutto la velocità ricopre un
ruolo importante, in particolar modo anche la velocità di
decisione, che consentirà al calciatore di agire velocemente da
un punto di vista psico - motorio: capire e decidere immediatamente
che tipo di dribbling effettuare, è dote essenziale del dribblatore,
come del resto lo è conseguentemente anche la capacità di
reazione, che consentirà all'attaccante di eseguire il movimento
il più rapidamente possibile. L'atto di indirizzare intenzionalmente la palla verso la
porta avversaria con l'obiettivo di segnare un goal. Questa potrebbe
essere in sintesi la definizione del...... TIRO
IN PORTA E'un elemento di tecnica applicata di fondamentale importanza
perché rappresenta la finalizzazione, l'obbiettivo di ogni situazione
sia collettiva che individuale in fase di possesso. L'attaccante che
conclude a rete, deve tener conto di alcuni parametri quali: • La posizione della palla (la distanza dalla porta, la
posizione più o meno decentrata rispetto alla porta, il contatto o
meno della palla con il terreno). •
La situazione contingente riferita sia ad elementi soggettivi che
oggettivi (posizione degli avversari, portiere compreso, dei
compagni,condizioni metereologiche). Per l'esecuzione del tiro
l'attaccante ha inoltre a disposizione tre opzioni: •
II tiro cosiddetto di "potenza" •
II tiro di "precisione" •
II tiro in cui viene abbinato "potenza e precisione" Nel
Tiro in porta dalla lunga distanza (20-25 m. circa dalla porta)
tendenzialmente occorrerà imprimere al calcio la massima potenza, a
discapito di una certa precisione, l'obbiettivo minimo sarà quindi
quello di centrare la porta, quello ideale, per i più bravi, di
calciare la palla nello spazio tra palo e portiere. In questo caso il
tiro potrà essere effettuato calciando con il collo pieno del piede. L'approccio (o la rincorsa) dovrà
essere diritto rispetto all'obbiettivo. Per imprimere una traiettoria
rasoterra, sarà opportuno, che al momento dell'impatto, il piede
d'appoggio sia posizionato accanto alla palla e sulla sua stessa
linea, in modo da consentire al calciatore di mantenere il corpo nel
giusto equilibrio; la punta del piede sarà rivolta verso
l'obbiettivo. La massima escursione della gamba,
con la relativa oscillazione e la conseguente rapida distensione
dell'articolazione del ginocchio, garantiranno la massima velocità
d'impatto del piede calciante sul centro della palla, e
conseguentemente, la maggior potenza possibile per il tiro in porta. L'articolazione della caviglia dovrà
essere ben bloccata, e la punta del piede tesa verso il basso. Il tiro in porta potrà essere
effettuato anche con l'esterno collo, soprattutto per sostituire
l'arto "debole", la punta del piede d'appoggio sarà
orientata leggermente verso l'esterno, per dar modo al piede calciante
di "entrare" meglio tra palla e piede portante. Con il calcio
di "drop" il tiro acquista la massima potenza, un
accorgimento utile, sarà quello di tenere il piede d'appoggio
leggermente più avanti rispetto alla linea della palla, in modo da tener
bassa la traiettoria del tiro. Le
condizioni meteorologiche potranno influire sul tipo di esecuzione del
tiro in porta: In caso di forte vento, in direzione
favorevole, sarebbe opportuno abusare del tiro dalla lunga distanza.
Nel caso in cui il terreno di giuoco fosse bagnato, l'attaccante potrebbe
calciare in porta in modo da far toccar terra alla palla proprio
dinanzi al portiere; questa, rimbalzando sul terreno viscido,
"schizzerebbe" verso la porta, creando all'estremo difensore
non pochi problemi. In altre situazioni, all'attaccante
potrebbe capitare, al momento del tiro, di vedere il portiere in una
presa di posizione più avanzata. Quindi: Velocità di decisione nel
trasformare "il piano", già predisposto a livello mentale,
ed anziché calciare di sola "potenza", optare per un
tiro atto a scavalcare il portiere, abbinando "potenza e precisione",
tutto ciò diventerebbe più facilmente attuabile con la palla
sollevata dal terreno. Nel Tiro in porta dalla media
distanza (15-20 m. circa dalla porta), oltre ad un calcio di
"potenza" che, data la minor distanza dalla porta, potrà
acquisire requisiti di maggior precisione, il calciatore, potrà
calciare anche con l'interno collo del piede, in modo
da conferire al proprio tiro una miscela di potenza e precisione. Nel
calcio di interno collo, l'approccio sulla palla sarà obliquo rispetto
all'obbiettivo, prendendo posizione dalla parte opposta del piede con
cui si calcia. Il piede d'appoggio dovrà essere
posizionato sulla stessa linea, ma più distante dalla palla rispetto
al calcio di collo pieno, in modo da consentire, alla gamba
portante, di piegarsi e alla gamba calciante di distendersi. Questo tipo di calcio consentirà
all'attaccante, sempre che ne abbia il tempo, dato che ci troviamo
nella "zona calda" del campo, di indirizzare più facilmente
la palla verso un angolo della porta, ricorrendo talvolta anche al
tiro "ad effetto". Più precisione, meno potenza, più
potenza meno precisione. L'ideale conclusione: la massima
precisione con più potenza possibile. Il Tiro in porta dalla breve
distanza (entro l'area di rigore), può essere effettuato sia con
il collo che con l'esterno collo del piede, utilizzando la massima
"potenza", in modo da poter "anticipare" il gesto
tecnico del portiere. A tal fine può essere utilizzato, data la
rapida oscillazione, anche il calcio con la punta del piede, che,
oltre ad essere usato per anticipare l'intervento dell'avversario
anche durante una mischia, potrà essere usato in caso di terreno
fangoso. Per
il tiro in porta "di precisione" è possibile cercare il
goal anche col calcio di interno piede, che conferisce
al tiro in porta la massima precisione, dato che si va a colpire la
palla con la superficie più ampia del piede. (Il tiro del 4-3 di
Rivera in Italia-Germania di Mexico 70 è ancora nelle menti di tutti
noi). Il tiro in porta con l'interno del piede non garantisce però
molta potenza, in quanto dispone di un'oscillazione della gamba calciante
limitata, ed il movimento è privo della distensione dell'articolazione
del ginocchio. E' sconsigliabile il tiro, se il
portiere in uscita chiude lo "specchio" della porta, o se
comunque un difensore si pone sulla linea palla-porta, sarà
preferibile saltarlo in dribbling o effettuare un passaggio ad un
compagno. CONSIDERAZIONI GENERALI Nei
tiri da posizione decentrata, da media e lunga distanza, sarà
opportuno che l'attaccante "cerchi" il secondo palo, cosicché,
se la palla finisse fuori dallo "specchio" della porta, il
tiro potrebbe diventare un passaggio per un compagno che arrivi
esternamente da dietro. Quindi da sinistra l'attaccante
calcerà col collo del piede sinistro, e da destra, col collo del
piede destro. Se l'attaccante dovesse convergere al centro da destra
verso sinistra, calcerà di sinistro, e viceversa, se dovesse
muoversi da sinistra verso destra, calcerà col piede destro, anche
nell'eventualità di anticipare l'intervento di un difensore. Sui
calci di punizione diretti nella "zona calda"; per
scavalcare labarriera e indirizzare la palla in porta lontano dalla
portata del portiere, l'attaccante calcerà col piede sinistro da
destra, e viceversa col piede destro da sinistra. Da breve distanza, l'attaccante
potrebbe cercare anche il primo palo: calciando forte sotto la
traversa, se il portiere non dovesse rimanere in piedi, potrebbe
essere goal. E data la minor distanza dal primo palo, con una rapida
escursione e oscillazione, l'attaccante potrebbe comunque anticipare
l'intervento dell'estremo difensore. Il tiro in porta in porta può
essere effettuato anche di testa. Su cross da fondo campo, sarà
opportuno che l'attaccante non si faccia attrarre troppo dalla palla,
il trovarsi troppo in anticipo all'appuntamento
con essa, lo potrebbe costringere a colpire di testa
indietreggiando. Il
comportamento ideale sarebbe quello di andare in corsa sulla palla
partendo da dietro, con i conseguenti vantaggi: •
Poter saltare più in alto - imprimere più potenza nel colpo di testa
- un più ampio campo visivo con la conseguente possibilità di
indirizzare meglio la palla. • Poter andare in anticipo per una deviazione in porta. A conclusione della "fase di possesso" ecco alcune esercitazioni "nel triangolo" che hanno come obiettivo sia il tiro in porta che lo smarcamento e il passaggio.
Fig. 4 - (A) in possesso di palla è posizionato alle spalle di (B) e
calcia nel rettangolo. (B) come vede passare la palla parte per
raggiungere la palla e fungerà da attaccante mentre (A) che sarà
il difensore scatterà successivamente a sua volta. (B) dovrà cercare
di voltarsi a dribblare (A) e condurre la palla tra i due conetti (X e
Y).
Fig. 5 - Il tempo del primo passaggio è dettato dal contromovimento di (B) che finge la profondità per poi venire in appoggio verso (A) muovendosi in diagonale e avendo /'accortezza di orientare il corpo nella direzione verso la quale intende proseguire l'azione. (A) da a (B) che gli restituisce la palla. Contemporaneamente (C) che aveva finto a sua volta di venire in appoggio effettua una corsa in diagonale per ricevere il passaggio in profondità di (A) per poi andare al tiro in porta, calciando di dx incrociando sul secondo palo.
Fig. 6 - Variante dell'esercitazione descritta nella figura 4, con (C) che
finge di muoversi in profondità, per poi effettuare un movimento a
"mezzaluna " andando a calciare in porta di collo sul
secondo palo.
Fig. 7 - // tempo del primo passaggio è dettato dal contromovimento di (B) che anziché restituire la palla ad (A) di interno collo effettua un passaggio in profondità per (C) che nel frattempo ha effettuato un contromovimento a mezzaluna. (C) calcerà in porta sul secondo palo.
Fig. 8 - // tempo del primo passaggio è dettato al solito dal contromovimento di (B) che viene a ricevere muovendosi in diagonale. (B) restituisce ad (A) mentre (C) effettuando un ampio movimento a mezzaluna, funge da esca. (A) può effettuare così un passaggio in profondità per (B) che muovendosi in diagonale va a concludere con un tiro sul secondo palo. Alternativa: il passaggio di (A) verso (C).
Fig. 9 - Il tempo del primo passaggio è dettato al solito dal contromovimento
di (C). (A) passa a (C) che restituisce ad (A) che effettua un
passaggio in profondità per (B) che si inserisce partendo da dietro
la linea della palla. |